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In carne e ossa.
 
Notizia del 28/07/2009
 
In carne e ossa.
 
In Carne e ossa, reading teatrale del racconto " Cuore buio". Incontro con lo scrittore Francesco Niccolini
 

IN CARNE E OSSA
INCONTRO CON LO SCRITTORE FRANCESCO NICCOLINI
reading teatrale del racconto “CUORE BUIO”
 

Don Ciotti su Cuore Buio
«Uccidere è la cosa più mostruosa del mondo. Ma anche la più facile. Può inventarsi un’infinità di cause e motivi: odio, ideologia, soldi, potere, possesso, conquista, reazione, rappresaglia, resistenza, confini violati. A volte si uccide persino per amore, sia pure per un amore snaturato. Sempre più spesso si uccide anche in nome della religione. E uccidere in nome di Dio è la bestemmia più grande e più indecente.
Uccidere è così facile che lo può fare anche un bambino.
Come racconta la voce fuori campo di questo testo scritto da Francesco Niccolini e Fabrizio Cassanelli: «Bastano poche ore di addestramento per insegnare a un bambino o una bambina tutto ciò che deve sapere per uccidere. Poche ore che pesano per sempre, lungo tutta la vita.»
don Luigi Ciotti

Il protagonista di questa storia, Lazaro, pastore e schiavo, cresciuto a botte e capre, è uno dei 500.000 bambini soldato, costretti a portare e usare le armi. Costretti a imparare il mestiere più antico e più infame del mondo: la guerra. Costretti a sniffare droghe, per stordirsi. Costretti a respirare violenza, per assuefarsi. Costretti a scordarsi di essere bambini, per resistere.
Questa storia non è di fantasia, ma di realtà. Una realtà malata di un mondo impazzito, che non riconosce più il male e non se ne ritrae inorridito, che non si ferma neppure davanti all’innocenza dei bambini.
Ma la loro innocenza è più forte e capace di vincere sempre, anche quando viene piegata con la forza all’uso della forza, con la violenza all’uso della violenza, con le armi all’uso delle armi. È il mondo adulto, con il suo cinismo contagioso, il solo responsabile. È solo suo il cuore buio, la tenebra morale. È suo l’oro e l’argento che vestono la morte per nasconderne l’orrendo ghigno.
«Il funzionamento della maggior parte delle armi oggi è semplicissimo possono essere smontate, rimontate e usate da un bambino di meno di dieci anni. Armi leggere fabbricate in occidente e pagate con i loro diamanti , il loro petrolio , la loro terra e la loro vita».
Lazaro, il suo amico Marabù, le centinaia di migliaia di loro coetanei uccisi e uccisori rimangono innocenti. Loro sono le vittime della sete di profitto di chi ha inventato la guerra per poter vendere le armi. Una sete inestinguibile, che da sempre insanguina in particolare il continente africano.
Solo negli ultimi dieci anni la spesa militare in Africa è cresciuta del 51%. In un decennio il solo conflitto nella Repubblica Democratica del Congo ha provocato circa cinque milioni di morti.
Il settore bellico non va mai in crisi. Anzi: quando l’economia stenta, i conflitti crescono. All’inizio del 2008 nel mondo si combattevano 24 guerre. Nel 2007 la spesa mondiale per gli armamenti è stata pari a 1.339 miliardi dollari. All’ottavo posto c’è l’Italia con 33,1 miliardi di dollari, contro i 29,9 miliardi nel 2006 (con un incremento di oltre il 20% in due anni). Per spesa pro capite l’Italia ricopre il settimo posto (nel 2007 è salita a 568 dollari contro i 514 nel 2006).
Ma il nostro Paese non solo spende troppo, vende anche molto. Nel 2008 il governo italiano ha autorizzato esportazioni di armi per più di tre miliardi di euro, con un incremento di circa il 29% rispetto al 2007. Vendiamo armamenti alla Turchia, al Regno Unito, all’India, a Libia e Algeria, a Nigeria, Oman, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Venezuela, Kuwait, Pakistan, Arabia Saudita, Egitto, Malaysia, Indonesia, Cile e Israele.
Sappiamo tutto dell’export italiano di armi, ogni anno il governo è tenuto a relazionare in materia al parlamento. Quello che non possiamo sapere è quante morti questi armi made in Italy hanno provocato e provocano. È un censimento che probabilmente non è possibile realizzare, ma che in ogni caso nessuno vorrebbe. Perché manderebbe in pezzi il comodo paravento che respinge le responsabilità. Perché forse si scoprirebbe che qualcuno dei 1.434 palestinesi uccisi, tra i quali 960 civili (di cui 288 minori e 121 donne), tra il dicembre e il gennaio scorso nell’operazione militare israeliana “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza è stato straziato da pistole italiane. Perché si potrebbe arrivare a sapere che anche qualche Lazaro ha ucciso ed è stato ucciso grazie ad armi italiane.
Ma anche noi spettatori non siamo innocenti. Perché facciamo come le tre proverbiali scimmiette, perché continuiamo a non voler vedere e non voler sapere. A non voler agire, mettendoci in mezzo per fermare il massacro, per disarmare le mani. Per restituire quei bambini-soldati all’innocenza di cui hanno diritto.
Servirebbe così poco. Servirebbe ascoltare e applicare il programma che Lazaro racconta a Marabù: «Basta guerre, basta bombe, basta soldati. Basta armi. La parola nemico non esiste più. Abolita!».
Basta. Il mondo salvato dai ragazzini, prometteva il titolo di un bel libro di Elsa Morante. Purché si smetta di torturarli. Purché si sappia finalmente ascoltarli.
Francesco Niccolini

CURRICULUM
Francesco Niccolini (Arezzo, 1965), laureato in Storia dello Spettacolo all'Università di Firenze e diplomato in Patafisica involontaria presso l'Institutum Pataphysicum Mediolanense. Drammaturgo, scrittore, talvolta regista.
Da molti anni lavora, studia e scrive con Marco Paolini e insieme a lui ha realizzato Il Milione, Appunti Foresti, Parlamento chimico. Storie di plastica, la versione televisiva del Vajont e i racconti del Teatro civico di Report per RAI3, insieme ad Andrea Purgatori.
Ha scritto testi e spettacoli per Sandro Lombardi, Arnoldo Foà, Massimo Schuster, Antonio Catalano, Enzo Toma e Koreja, Roberto Citran, Anna Meacci, Roberto Abbiati, Angela Finocchiaro, Giuseppe Cederna, Roberta Biagiarelli, Banda Osiris e Alessandro Benvenuti.
Dal 2007 ha allargato la propria attività alla documentaristica, con due documentari per la TSI - Televisione Svizzera Italiana, e al cinema, collaborando al soggetto e alla sceneggiatura di un film dedicato alla guerra in Iraq, Angeli distratti, diretto da Gianluca Arcopinto.
Nell'estate 2008 ha portato in scena su Monte Tomba Senza vincitori né vinti, testo scritto insieme a Mario Rigoni Stern, partendo dal romanzo Storia di Tönle.
Ha tenuto corsi e laboratori di scrittura teatrale e drammaturgia in Italia e all'estero, ma il suo luogo preferito di insegnamento resta sempre la non scuola di Rosignano, Direfarebaciareletteratestamento.
Ha pubblicato Resistenti. Leva militare '926 (2006, Titivillus, con Roberta Biagiarelli e Franco Sprega), Racconti civili, d'amore e di guerra (2005, Manni), Teatro civico (2004, con Marco Paolini e Andrea Purgatori, Einaudi), La prossima volta (2004, Titivillus), Viaggio attorno al Mahabharata (2003, con Massimo Schuster, Titivillus), Un'idea dell'India (2003, I Teatri di Reggio Emilia), Roncisvalle! (2002, con Massimo Schuster, Titivillus), Jeffrey, mostri si nasce (1996, C&M).

 

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presentano:
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CORTILE EX BLOCCHIERA FALCHI
31 luglio – ore 21:30

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